Linguistic Justice and Public Policy

Care socie e cari soci,

su segnalazione di Michele Gazzola, vi diamo notizia del workshop “Linguistic Justice and Public Policy”. Potete registrarvi e trovare il programma della giornata qui.

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Dear colleagues,You are kindly invited to attend the workshop “Linguistic Justice and Public Policy”.

The workshop will take place on the 16 October from 10:30 to 14:30, online on the Zoom platform. The workshop programme can be found here. The event is organised by the School of Applied Social and Policy Sciences of Ulster University with the kind support of Esperantic Studies Foundation (ESF) and the Centre for Public Administration.

Click on this link to register. Unfortunately, slots are limited so be sure to register in advance. The link to the Zoom meeting will be sent two days before the event.

For more information, please contact Ms Cecilia Gialdini c.gialdini@ulster.ac.uk.

We are looking forward to seeing you.

Best wishes,

The convenors, Michele Gazzola & Cecilia Gialdini

Democrazia linguistica e diritti linguistici

Con questo post inauguriamo una serie che intende spiegare brevemente le aree di intervento del GSPL senza ricorrere a eccessivi tecnicismi. Cosa si intende per ‘diritti linguistici‘? Si tratta di una parte importante dei diritti umani definiti a partire dal 1948 dalle Nazioni Unite nella ben nota Dichiarazione a questo proposito. Sono quindi diritti fondamentali e universali, vale a dire trascendono i confini degli stati e le loro leggi. Per esempio, il diritto all’uso della propria lingua materna (a livello del singolo individuo) e il diritto all’uso di una lingua minoritaria (a livello della collettività in un dato territorio) per esempio a scuola.

Per ‘democrazia linguistica’ si intende l’insieme di attività volte a far rispettare i diritti linguistici individuali e collettivi in un dato contesto istituzionale. Come ottenere questo risultato è ovviamente materia di dibattito, talvolta molto acceso. Va menzionata anche una interpretazione un po’ diversa del concetto che ha recentemente espresso Tullio De Mauro in una giornata studio alla Sapienza di Roma. Per lo studioso più che tutelare direttamente le lingue è importante tutelare le capacità espressive delle persone e i loro diritti di scelta su quali lingue parlare (e scrivere, aggiungo io). Si tratterebbe insomma di una tutela indiretta ma non per questo meno efficace, in cui il ruolo della scuola è fondamentale (si vedano le Dieci tesi per l’educazione linguistica democratica)– ma non esclusivo. Sappiamo infatti dalla letteratura che più l’ambiente scolastico tutela le lingue di famiglia (intendendo lingue altre rispetto a quelle di istruzione), più queste diventano un fattore di buon apprendimento di altre lingue.

In ogni caso, la stragrande maggioranza degli studiosi concorda nell’affermare che bisogna da un lato garantire il patrimonio linguistico nativo e dall’altro fornire gli strumenti per acquisire le lingue dominanti dell’ambiente, vale a dire le lingue di maggiore circolazione. A volte questi due aspetti vanno in contraddizione, generando dilemmi di non facile soluzione.

[Il post già pubblicato su Facebook è di Federico Gobbo]